In collaborazione con

EuMedix Journal

In collaborazione con

Un ponte tra Italia e Germania per la salute della donna: come lavora la Società Italo-Tedesca di Ginecologia

Tra i corridoi ad alta specializzazione del Policlinico Universitario di Essen, la medicina clinica incontra quotidianamente la ricerca applicata con una dinamicità pragmatica. Qui, dove l’autonomia decisionale e la gestione multidisciplinare del paziente vengono sviluppate fin dai primi anni di specializzazione, opera il Dott. Alberto Spina. Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Catania, ha intrapreso il proprio percorso professionale in Germania, lavorando in diverse strutture ospedaliere. Attualmente è specialista in Ginecologia e Ostetricia presso il Policlinico Universitario di Essen, dove sta conseguendo la sub-specializzazione in Ginecologia Oncologica e opera negli ambulatori dedicati alla chemioterapia ginecologica. È tra i soci fondatori e attivi della Società Italo-Tedesca di Ginecologia e Ostetricia.
Quali sono le differenze strutturali più rilevanti che un medico riscontra tra il sistema sanitario italiano e quello tedesco?
«La principale risiede nella flessibilità operativa e nell’accesso ai percorsi formativi. In Germania non si è vincolati al solo ambito universitario per completare la specializzazione: è possibile formarsi presso strutture ospedaliere non universitarie accreditate, il che amplia le opzioni di scelta. Inoltre, i processi di selezione avvengono tramite colloqui diretti con le strutture, senza la necessità di attendere bandi di concorso pubblici nazionali. Un altro aspetto fondamentale riguarda i contratti di lavoro: il sistema prevede forme contrattuali estremamente elastiche, che vanno dal 5% fino all’80% del tempo pieno, permettendo al professionista di bilanciare attività clinica, ricerca e gestione personale».

Oggi lei opera presso il Policlinico Universitario di Essen, focalizzandosi sulla Ginecologia Oncologica. Come viene gestita nel contesto tedesco?
«In Germania la senologia e l’oncologia ginecologica rientrano a pieno titolo nella pertinenza del ginecologo. La patologia tumorale mammaria, essendo la più diffusa nella popolazione femminile, non viene trattata come una nicchia separata, ma integra la presa in carico ginecologica globale. Il mio lavoro quotidiano si articola sia sul piano chirurgico e clinico, sia sul versante medico-farmacologico all’interno del laboratorio di chemioterapia, garantendo una continuità terapeutica diretta con la paziente».

Tra la fine del 2024 e il 2025 è nata la Società Italo-Tedesca di Ginecologia e Ostetricia. Con quali obiettivi nasce questa associazione?
«L’associazione è nata ufficialmente tra ottobre e novembre del 2024, in occasione del Congresso Nazionale di Ginecologia a Berlino, grazie all’iniziativa delle nostre presidenti, Antonella Iannaccone e Valentina Auletta, e del vicepresidente Angelo Sirico. Nasciamo con l’obiettivo di fare da ponte informativo e di supporto tra la comunità medica italiana e quella tedesca. Organizziamo webinar e incontri scientifici in lingua inglese aperti a professionisti da tutta Europa per favorire la divulgazione e la collaborazione scientifica. Siamo stati presenti al congresso nazionale di Bari e il 24 ottobre saremo a Monaco di Baviera per il congresso nazionale tedesco».

In ambito di ricerca, state per pubblicare uno studio scientifico firmato con la Dott.ssa Antonella Iannaccone. Di cosa si tratta nello specifico?
«È un lavoro focalizzato sulla medicina prenatale e ostetricia. Abbiamo condotto un’indagine su un campione di pazienti sottoposte a screening per preeclampsia e ritardo di crescita fetale (Fetal Growth Restriction, FGR), mettendo in correlazione i dati dello screening prenatale con gli outcomes neonatali. L’obiettivo centrale è verificare se i neonati da madri ad alto rischio presentino una frequenza maggiore di ricovero nei reparti di pediatria. Vogliamo valutare l’efficacia predittiva dei test di screening utilizzati a livello europeo, per affinare gli indicatori di rischio e potenziare le strategie di prevenzione pre- intra- e post-partum».

Quali opportunità concrete offre la Società Italo-Tedesca ai giovani medici e agli studenti di medicina interessati a un’esperienza transnazionale? 
«Vogliamo facilitare percorsi di mobilità e scambio scientifico. Offriamo agli specializzandi e ai ricercatori italiani la possibilità di inserirsi nel metodo di lavoro tedesco per periodi di ricerca o clinical observership. Allo stesso tempo, intendiamo promuovere l’invio di medici tedeschi in Italia per esperienze formative flessibili e mirate. Abbiamo già individuato due poli di riferimento: l’Università di Essen per la ricerca in ambito ostetrico e l’Università di Jena per l’oncologia ginecologica. Questo canale è aperto anche agli studenti universitari non ancora laureati che desiderano orientare preventivamente la propria scelta specialistica».

Come viene percepita la preparazione dei medici italiani all’estero e quale valore aggiunto porta l’integrazione tra i due sistemi?
«La formazione teorica e l’attitudine alla ricerca dei medici italiani sono tenute in altissima considerazione in Germania. Ciò che cambia in maniera sostanziale è il livello di autonomia professionale: nel sistema tedesco la responsabilità clinica viene affidata al medico fin dalle prime fasi del percorso di specializzazione, favorendo una rapida maturazione sul campo. L’unione tra la solida preparazione accademica italiana e l’organizzazione strutturata e responsabilizzante tedesca rappresenta un binomio di straordinario valore scientifico e clinico».

Laura Alteri

Condividi

WhatsApp
Telegram
Facebook
LinkedIn
X

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *