Fascicolo Sanitario Elettronico e dati sanitari europei: può essere un’opportunità o un rischio per la privacy? Ne parliamo col dott. Marco Mafrici, presidente di AReMiem l’associazione dei medici italiani in Europa.
Iniziamo dalle basi. Cos’è il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE)?
“Il Fascicolo Sanitario Elettronico è una raccolta digitale dei dati clinici e sanitari di un cittadino. Contiene referti, prescrizioni, vaccinazioni, ricoveri e altre informazioni mediche rilevanti, ed è accessibile online sia dal paziente sia dai professionisti sanitari autorizzati. L’obiettivo è migliorare la continuità delle cure e rendere il sistema sanitario più efficiente”.
Qual è il quadro normativo in Italia?
“In Italia il FSE è stato introdotto nel 2012, ma ha avuto una forte evoluzione recente con il cosiddetto “FSE 2.0”. I decreti attuativi più recenti hanno definito standard tecnici, interoperabilità tra regioni e ampliato l’uso del fascicolo, rendendolo uno strumento centrale nella digitalizzazione della sanità”.
Cosa sta facendo l’Europa in questo ambito?
“L’Unione Europea ha introdotto lo Spazio Europeo dei Dati Sanitari (EHDS), un regolamento che mira a creare un sistema interoperabile tra i vari Paesi membri. L’obiettivo è permettere ai cittadini di accedere ai propri dati sanitari ovunque in Europa e consentire lo scambio sicuro di informazioni tra sistemi sanitari nazionali”.
In concreto, cosa cambia per i cittadini europei?
“Un cittadino potrà, ad esempio, ricevere cure in un altro Paese europeo e consentire ai medici locali di accedere alla propria storia clinica. Inoltre, i dati sanitari potranno essere utilizzati — in forma regolata — per ricerca scientifica, innovazione e pianificazione sanitaria”.
Tutti i Paesi europei sono allo stesso livello?
“No. Esistono forti differenze: alcuni Paesi, soprattutto nel Nord Europa, sono molto avanzati nella digitalizzazione sanitaria, mentre altri stanno ancora sviluppando infrastrutture e sistemi interoperabili. L’Europa sta cercando di armonizzare queste differenze”.
Qual è il nodo principale del dibattito?
“Il punto centrale è la gestione dei dati sanitari: chi li controlla davvero? I singoli Stati europei? un organismo europeo? Attualmente i dati sono custoditi da sistemi pubblici (Stati o enti regionali), mentre il cittadino ha diritti di accesso e limitazione, ma non ha un controllo totale sull’infrastruttura”.
Quali sono i rischi per la privacy?
I rischi principali sono 4 :
- la centralizzazione dei dati, che può aumentare il controllo degli Stati
- l’uso secondario dei dati, anche se regolamento
- il rischio di violazioni informatiche (data breach)
- possibili discriminazioni indirette basate su informazioni sanitarie
Faccio un esempio. In periodo Covid come sarebbero stati usati questi dati sanitari, in merito alle vaccinazioni e ai tamponi? Questi dati personali in mano a un governo autoritario avrebbero potuto limitare la libertà dei cittadini? Sono riflessioni assolutamente da fare perché poi non si torna più indietro su queste scelte.
Esistono però anche vantaggi concreti?
“Sì, e sono teoricamente significativi: migliori diagnosi e cure grazie alla disponibilità immediata dei dati, riduzione degli errori medici, accelerazione della ricerca scientifica, migliore gestione delle emergenze sanitarie”.
È meglio che i dati sanitari siano gestiti dallo Stato o dai cittadini?
“È una questione complessa. Un sistema centralizzato pubblico garantisce efficienza e utilità collettiva, ma concentra molto il controllo dei dati nelle mani di pochi. Un sistema in cui il cittadino controlla direttamente i propri dati offre maggiore privacy, ma è più difficile da gestire e meno efficace per la sanità pubblica”.
Quali sono i pro e i contro della normativa europea ?
“Pro: maggiore integrazione tra sistemi sanitari europei accesso facilitato ai dati, impulso alla ricerca e all’innovazione, standard comuni. Contro: come ho già detto rischio di centralizzazione dei dati, governance complessa, potenziali criticità nella tutela della privacy differenze tra Paesi membri”.
Qual è il giudizio complessivo?
“Il Fascicolo Sanitario Elettronico e lo Spazio Europeo dei Dati Sanitari rappresentano un’evoluzione inevitabile e, sotto molti aspetti, positiva. Tuttavia, il vero equilibrio da trovare è tra innovazione e diritti fondamentali.
La soluzione più sostenibile sembra essere un modello ibrido: infrastrutture pubbliche forti, ma con controllo reale, trasparenza e potere decisionale effettivo in capo ai cittadini”.
Qual è la vera posta in gioco?
“Non si tratta solo di tecnologia o sanità. Si tratta di stabilire chi detiene il controllo su una delle informazioni più sensibili in assoluto: i dati sulla salute delle persone. Ed è una questione destinata a diventare sempre più centrale nel futuro delle democrazie europee”.








