Un silenzio ovattato, interrotto solo dal segnale ritmico del monitor dei parametri. Mentre fuori dall’Ospedale Universitario di Helsinki la vita della metropoli scorre con i suoi ritmi, nel Trauma Center più grande della Finlandia si decide la sottile linea che separa la vita dalla sospensione della coscienza. È qui che lavora il dottor Francesco Filippone, 37 anni, un percorso iniziato all’Università del Piemonte Orientale e consolidatosi tra le rotazioni cliniche della capitale finlandese, dopo una parentesi Erasmus a Lisbona. Oggi è un anestesista senior, ma è anche colui che ha colmato un vuoto formativo nazionale in Scandinavia, importando i criteri della European Airway Management Society (EAMS) e ideando il primo corso nazionale finlandese per la gestione delle vie aeree.
Dottor Filippone, cosa l’ha spinta, da neolaureato, a fare le valigie per la Finlandia nel 2015?
«In realtà la scelta è stata quasi casuale. Qualche anno prima della laurea avevo fatto un viaggio in Interrail in Finlandia e il Paese mi aveva affascinato. Così mi sono chiesto come si vivesse e lavorasse lì da medico. Una volta comprese le condizioni di lavoro e le prospettive di crescita, ho preso la decisione. Ma sono partito preparato: ho studiato la lingua finlandese per cinque anni prima di trasferirmi. Era un prerequisito imprescindibile per integrarsi e lavorare come medico».
L’impatto con il sistema di formazione medica scandinavo deve essere stato radicale. Come funziona il percorso di specializzazione?
«La prima grande differenza è strutturale. In Finlandia, prima di accedere a qualsiasi specializzazione, tutti devono seguire un tronco comune di medicina generale, della durata minima di 9 mesi. C’è una filosofia di fondo molto chiara: prima impari a fare il medico a tutto tondo, poi diventi uno specialista. Ho affrontato questa prima fase con grande soddisfazione, per poi iniziare le rotazioni nelle varie cliniche di anestesiologia degli ospedali universitari di Helsinki».
Si parla spesso dell’autonomia degli specializzandi all’estero come di un fattore chiave. Qual è la sua esperienza in merito?
«In Finlandia gli specializzandi sono estremamente autonomi: gestiscono le proprie sale operatorie in piena indipendenza. Ovviamente non sono lasciati da soli: c’è sempre un medico senior a cui possono rivolgersi in qualsiasi momento. Questo approccio responsabilizza fin da subito. In Italia, al contrario, il sistema tende a non stimolare l’auotonomia dello specializzando. Questo non è solo un limite per la crescita professionale, ma crea un paradosso psicologico: la specializzazione deve essere un processo graduale di acquisizione di competenze tecniche e decisionali. È impensabile arrivare al giorno del diploma e diventare professionisti indipendenti, se non si è mai provato il peso di una scelta clinica».
Oggi lei lavora nel Trauma Center più grande del Paese. Qual è il suo perimetro d’azione?
«La rete ospedaliera della capitale accoglie una quantità enorme di pazienti. Come anestesista senior mi divido tra sale di otorinolaringoiatria, oftalmologia, ortopedia, traumatologia, neurochirurgia, chirurgia generale, plastica e anestesia ostetrica».
Accanto alla clinica, lei ha sviluppato una specializzazione nella specializzazione: l’Airway Management. Di cosa si tratta esattamente e perché ha deciso di focalizzarsi su questo?
«L’Airway Management è la scienza che studia le modalità di intubazione. Quando addormentiamo un paziente, questo smette di respirare: il nostro compito fondamentale è introdurre un tubo endotracheale e collegarlo al respiratore per mantenerlo in vita. Ci sono pazienti facili e altri estremamente complessi, a causa di precise condizioni anatomiche o cliniche. Durante la mia specializzazione mi sono reso conto che questa è la vera criticità dell’anestesia, nonché aspetto di cui l’anestesista é totalmente responsabile. A sostenerci nel processo decisionale, abbiamo diversi test preliminari per prevedere le difficoltà di intubazione, ma é solamente con il momento della laringoscopia, che nella maggior parte dei casi avviene a paziente addormentato, che si palesa la vera natura delle vie aeree del paziente, ed é fondamentale farsi trovare pronti per qualsiasi evenienza. In questo contesto, volevo avere la preparazione migliore possibile per garantire standard di cura elevatissimi».
Questa insoddisfazione per la didattica pratica l’ha spinta a creare qualcosa che in Finlandia non esisteva.
«Esatto. Ero deluso da come veniva insegnata la gestione delle vie aeree: l’insegnamento era demandato alla sensibilità del singolo collega, senza l’applicazione di linee guida internazionali uniformi. Così, fin dagli anni della specializzazione, ho frequentato corsi di alta specializzazione in tutta Europa, formandomi, infine, con la European Airway Management Society, diventando istruttore certificato. Ho frequentato la sala operatorial di otorino proprio per sviscerare la materia. Alla fine, ho ideato un corso nazionale finlandese basato sui criteri europei standardizzati e sulle line guida piú recenti. Oltre a ciò, sono responsabile della clinica di anestesiologia in cui lavoro per l’insegnamento della pratica anestesiologica ai nostri specializzandi».
Come è strutturato questo percorso formativo?
«È un corso di due giorni che organizziamo due volte all’anno, aperto a specializzandi e specialisti di tutta la Finlandia (info: fr*****************@*us.fi). La formula del corso unisce la teoria alla pratica: il primo giorno ci sono lezioni frontali tenute da esperti colleghi anestesisti su scenari specifici (paziente ostetrico, pediatrico, traumatizzato, tra gli altri); a seguire workshop pratici sulle tecniche. Il secondo Giorno, lavorando in collaborazione con il centro di simulazione dell’ospedale universitario, offriamo ai partecipanti la possibilità di esercitarsi in simulazioni ad alta fedeltà. Oltre alla importante attività legata alla simulazione medica, durante il secondo giorno di corso, ascoltiamo i casi clinici portati dai partecipanti, dai quali nascono sempre conversazioni interessanti. Parallelamente a ció, sono responsabile di un workshop che si tiene in concomitanza con i congressi nazionali. Inoltre, collaboro con la società europea nell’organizzazione del corso TAT (Teach the Airway Teacher) per formare i futuri formatori delle vie aeree. L’obiettivo a lungo termine è creare a Helsinki un centro di eccellenza per la didattica e la ricerca in questo campo».
Quello dell’anestesista rianimatore viene spesso definito un lavoro ad alto stress. Qual è l’impatto psicologico su di lei?
«È un lavoro massacrante. Ti espone costantemente a situazioni critiche perché l’anestesista è l’ultima linea di difesa: quando qualcosa va storto in sala o in reparto, tutti si rivolgono a te. In quei secondi devi mantenere la calma assoluta e agire. Ho capito nel tempo che la lucidità non è una dote caratteriale, ma il risultato di una preparazione eccellente. Solo se hai basi solide e sai esattamente cosa fare puoi dominare la criticità. Agli specializzandi dico sempre questo: la transizione è complessa, l’unico modo per affrontarla è riconoscere le proprie lacune e andare a colmarle subito, così da sapere sempre cosa si sta facendo».
Come si articola invece l’equilibrio tra vita privata e lavoro in Finlandia?
«Il bilanciamento vita-lavoro funziona molto bene. L’orario base va dalle 8:00 alle 16:00, dal lunedì al venerdì. Se un medico lo desidera, può scegliere di mantenere rigorosamente questo ritmo. Poi ci sono i turni di guardia: un minimo è garantito da tutti, ma sono facoltativi. Molti scelgono di farne tanti perché una parte importante dello stipendio si basa proprio sulle guardie. In media ne facciamo 3 o 4 al mese. Durante la settimana, i turni di guardia vanno tipicamente dalle ore 15:00 alle ore 08:00 del mattino successivo, mentre, durante i fine settimana i turni coprono le dodici ore. Il trattamento economico complessivo è senza dubbio uno dei migliori d’Europa per la nostra categoria».
Lei mantiene anche un’attività nel settore privato e un ruolo istituzionale per l’Italia.
«Ho sempre portato avanti, parallelamente all’attività ospedaliera di anestesista, quella di medico di medicina generale nel privato. In Finlandia esiste un sistema integrato: i medici di base privati sostengono anche il carico dei pazienti pubblici per decongestionare i pronto soccorso. Oltre a questo, sono medico fiduciario del Ministero della Salute presso l’Ambasciata d’Italia a Helsinki. Gestisco, in generale, qualsiasi tipo di certificazione clinica per i cittadini italiani che abbiano la necessità di produrre documentazione da esibire al Sistema sanitario Italiano ».
C’è anche un rovescio della medaglia? Le manca qualcosa dell’Italia?
«La qualità della vita nella grande città è altissima: Helsinki è pulita, sicura, tecnologica. La criticità probabilmente riguarda la sfera sociale. Le differenze culturali tra noi e loro sono profonde. A lungo andare la mancanza di quella spontaneità relazionale tipica dell’Italia si fa sentire. D’altro canto, la vita é un grande compromesso. L’Italia offre un’altra qualità della vita dal punto di vista umano, ma per tornare bisognerebbe trovare le stesse condizioni: un lavoro di qualità, una paga dignitosa e tutele lavorative idonee. Elementi che, per ora, la Finlandia garantisce senza riserve».
Laura Alteri







