EuMedix Journal

In collaborazione con

EuMedix Journal

In collaborazione con

Tra stetoscopio e AI, il medico di famiglia che sfida il collasso del sistema: “Non chiamateci passacarte”

La trincea del territorio: dal nuovo ruolo unico alla gestione dei 1.500 pazienti tra burocrazia e visite domiciliari. “Senza camice per stare vicini alla gente, ma il SSN va rifondato”.


Alle 8:30 di mattina, mentre l’ospedale più vicino è già intasato, Giorgio Re apre lo studio. Niente camice, niente scrivania tra lui e il paziente. Solo ascolto. È così che si tiene in piedi un pezzo di Servizio Sanitario Nazionale. Giorgio Re, 38 anni, è il volto della nuova generazione di medici di medicina generale. Dal 2021, è un medico di famiglia che segue ben 1.300 pazienti, attualmente in attività a Grottammare. Oltre alla formazione specifica triennale, ha conseguito master in Terapia del Dolore, Medicina Legale e Ozonoterapia. Lavora in un team giovane di quattro medici, trasformando lo studio in un presidio operativo aperto 8 ore al giorno.
Lei fa parte di un gruppo di medici under 45 che garantisce otto ore di copertura al giorno. È questa l’unica ricetta per non soccombere al “ruolo unico” e al carico di pazienti?
“Sì, fare rete è l’unica via di fuga dall’isolamento. Il “ruolo unico” fonde la medicina generale con la continuità assistenziale (ex guardia medica), un carico enorme. Noi siamo in quattro e copriamo i turni a vicenda: è un modello che garantisce al cittadino di trovare sempre un dottore presente. Ma per funzionare davvero servirebbe una squadra ancora più ampia, con infermieri e servizi sociali integrati direttamente nelle nostre sedi, non solo negli uffici ASL”.
Si dice spesso che il medico di famiglia sia sommerso dalle carte. Quanto la burocrazia sta “mangiando” il tempo della cura?
“Il carico quotidiano è pesante. Le ricette dematerializzate aiutano, ma il rinnovo mensile dei farmaci per i cronici ingolfa gli studi. Eppure, la nostra vera missione è un’altra: essere i primi a intercettare il sintomo prima che diventi un’emergenza. Io resto “vecchio stile”: visito, ascolto e tranquillizzo. Non porto il camice in studio; voglio che il paziente veda in me un consulente di fiducia, non una figura autoritaria su una cattedra”.
Lei utilizza l’intelligenza artificiale come supporto alla diagnosi. Il futuro della mutua è nel digitale o resta nel rapporto umano?
“L’AI è una guida straordinaria per unire i puntini. Spesso gli specialisti vedono solo il loro settore, mentre noi dobbiamo avere il quadro generale. L’AI mi aiuta a sintetizzare le richieste e le terapie, ma la decisione resta clinica. Ricordo un episodio in particolare: un paziente con dolore toracico, avevo subito capito fosse un’ischemia, lui non voleva andare al pronto soccorso e ha aspettato il cardiologo per giorni. È finita con un’occlusione coronarica. La tecnologia aiuta, ma se manca la fiducia nel medico di famiglia, il sistema fallisce”.
Liste d’attesa infinite e ospedali svuotati: i pazienti si sentono abbandonati?
“Dal 2021 vedo un forte allarmismo. Molti hanno saltato i check-up durante la pandemia e ora il sistema non regge più la domanda. I colleghi ospedalieri fuggono nel privato per lavorare meglio, e le attese per le visite specialistiche esplodono. Noi siamo sul territorio per mettere toppe, ma non abbiamo i mezzi per curare tutto. La soluzione potrebbe essere quella di spostare la cura delle cronicità fuori dagli ospedali, portando gli specialisti nei nostri gruppi di medici”.
Lei visita ancora i pazienti gravi a domicilio. In un’epoca di telemedicina, quanto conta ancora “entrare nelle case”?
“Conta tutto. Almeno una volta a settimana faccio il giro dei pazienti domiciliari: è un carico di lavoro grande, ma è lì che capisci davvero lo stato di salute di una persona. C’è questo cliché che noi medici di famiglia lavoriamo poco e mandiamo tutti al Pronto Soccorso, ma la verità è che siamo il primo supporto in una trincea scoperta”.

Condividi

WhatsApp
Telegram
Facebook
LinkedIn
X

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *